Di PrometeOrvieto
Siamo sinceramente delusi dai contenuti del documento approvato all’unanimità dal consiglio comunale di Orvieto il 24 novembre scorso. Documento elaborato, peraltro, dopo più di un anno di lavoro della commissione consiliare sanità.
Riteniamo che sia un puro e semplice resoconto delle audizioni fatte da cui si possono estrapolare, quali notizie più importanti, soltanto le stesse promesse ancora ad oggi non mantenute.
L’unico valore che possiamo attribuire a questo documento è l’avere aggregato le forze politiche di fronte alla conoscenza della situazione attuale della sanità orvietana.
L’unità di Intenti, però, è durata lo spazio di un giorno.
La destra ha ritenuto di utilizzarlo dandogli un taglio politichese. La sinistra sembra quasi pentita di averlo firmato. Le forze indipendenti lo sostengono in quanto lo hanno scritto loro, considerandolo un punto di mediazione possibile. Tutti, in pratica, evocano l’unità nell’interesse della città, ma ognuno va dove l’interesse politico lo porta.
Nei fatti, manca qualunque contenuto strategico teso a migliorare la situazione, sia nei servizi, che nelle ricadute economiche per il territorio.
Noi prendiamo le distanze, perché lo riteniamo assolutamente insufficiente per le motivazioni che abbiamo più volte riportato nei nostri articoli e che elenchiamo di seguito.
1) – Colmare il più rapidamente possibile la distanza del nostro nosocomio rispetto ad essere effettivamente un D.e.a. di primo livello;
2) – Eliminare la sua dipendenza dall’ospedale di Foligno, raggiungibile dai pazienti con grandi difficoltà, che porta inesorabilmente i cittadini orvietani e del comprensorio a scegliere di servirsi della sanità privata o rinunciare alle cure;
3) – Conferire una missione all’ospedale di Orvieto come punto di riferimento per alcune prestazioni, dichiarandolo pubblicamente ed attuando investimenti adeguati;
4) – Introdurre ad Orvieto la chirurgia robotica che, come noto, aumenta la precisione degli interventi e riduce in maniera sensibile i tempi di degenza e di recupero dei pazienti, secondo noi fondamentale nel futuro delle scelte dei cittadini;
5) – Avere un quadro chiaro di chi fa che cosa e dove, rivolto soprattutto alla medicina territoriale;
6) – Studiare e programmare un quadro del patrimonio maggiormente definito, al fine di prevedere hospice, RSA, residenze Alzheimer, ad oggi invece decisamente nebuloso.
Ribadiamo la nostra volontà di collaborazione con la politica, ma solo a patto che si smetta di considerare la materia sanità uno strumento partitico buono per le elezioni e si agisca a salvaguardia degli interessi del territorio.
Infine, si smetta di considerare le associazioni, sia la nostra o Cosp, di cui condividiamo l’ultimo comunicato, come rompiscatole o fomentatori di terrore.
Senza la voce dei cittadini la politica fallisce. Sempre.



