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  • Il terremoto delle azioni BPB vendute dalla Cassa di Risparmio di Orvieto e l’ennesimo tentativo di ribaltare la realtà dei fatti

di PrometeOrvieto

Abbiamo letto con stupore il post pubblico su Facebook di Massimo Gnagnarini sulle vicissitudini della Banca Popolare di Bari, o meglio, sulla vendita delle azioni della Banca Popolare di Bari ai clienti della Cassa di Risparmio di Orvieto.

Non abbiamo nulla da eccepire rispetto alle sentenze della magistratura, che hanno valutato le responsabilità penali dei singoli dipendenti; riteniamo infatti che interpretino le leggi vigenti.

Crediamo, però, vadano chiariti – per l’ennesima volta – i contorni della vicenda che, come noto, ha prodotto danni sul territorio per circa 150 milioni di euro (più gravi dell’alluvione del 2012) ed un marcato indebolimento patrimoniale degli istituti finanziari locali.

Facciamo presente che i responsabili della Cassa di Risparmio Di Orvieto avrebbero dovuto essere specializzati nell’analizzare i bilanci e nel valutare le prospettive future delle banche: è il mestiere che hanno scelto di fare ed il ruolo che ricoprivano lo avrebbe imposto.

Le altre persone, deputate a suggerire come organizzare gli investimenti ai clienti, erano state selezionate dalla banca per aiutare questi ultimi ad indirizzare i propri risparmi verso destinazioni coerenti con le loro necessità; rimane oggettivamente difficile accettare il fatto che non avessero alcuna capacità di valutare la situazione.

In particolare, lo scrivente Gnagnarini (importante dirigente politico umbro), oltre ai numerosi anni di lavoro prestato in quel ruolo, ha ricoperto anche l’incarico di Assessore al bilancio del Comune di Orvieto. Circostanza che suggerirebbe una certa sua perizia nel leggere i bilanci.

LA SITUAZIONE ALL’EPOCA

Le banche si valutavano sul mercato con un multiplo del capitale proprio, circa lo 0,60, mentre le azioni della BPB sono state messe sul mercato con un multiplo di circa 1,30.

Tutti gli altri parametri, che per semplicità non elenchiamo, erano critici e non giustificavano tale valore, considerazione che non poteva essere ignota agli addetti, visto il mestiere ricoperto ed il mandato loro affidato.

Il termometro più efficace, a nostro avviso, per valutare la situazione è rappresentato dall’andamento delle cause civili che si stanno celebrando e che, per la totalità delle stesse, dànno ragione ai risparmiatori, avendo accertato irregolarità nelle modalità con cui sono state vendute le azioni.

Ribadiamo che, al di là delle chiacchiere, coloro che sono stati colpiti dalla vicenda e che non volessero accettare le perdite subite hanno ancora la possibilità di rivolgersi ai tribunali poiché gli stessi stanno inesorabilmente facendo giustizia.

La morale non può che essere: delle due l’una. Tutte le persone che si sono occupate della vendita delle azioni non erano state adeguatamente formate, oppure, per motivazioni varie, si sono evidentemente adeguate ad un sistema le cui conseguenze, come abbiamo visto, sono note.

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