Di ANDREA CAPORALI per PrometeOrvieto
Se vivete nell’Orvietano e quest’anno avete fatto una visita o un esame in zona, con ogni probabilità avete aspettato più che nel 2025.
L’aumento riguarda tutte le classi di priorità, dalle urgenti alle programmabili.
È quanto emerge dai dati che abbiamo chiesto alla USL Umbria 2 sulle prestazioni erogate dalle strutture del distretto di Orvieto ai suoi residenti: quante sono state e con quali tempi medi di attesa.
Abbiamo confrontato il 2025 con il primo semestre 2026, con l’obiettivo di capire quali settori rispondono meglio ai bisogni sanitari del territorio e quali meno.
Nel 2025 le strutture dell’Orvietano hanno erogato 66.270 prestazioni ai cittadini del distretto. Nel primo semestre 2026 sono state 32.461. Proiettato sull’intero anno, il volume resta sostanzialmente stabile (circa -2%).
I tempi medi di attesa sono invece aumentati per ogni RAO, cioè la lettera di priorità che il medico scrive sulla ricetta e che stabilisce entro quanti giorni la prestazione va erogata. Gli incrementi vanno dal 9% al 19%. I dati completi sono riportati nella tabella allegata.
L’aumento più rilevante è stato registrato dalle prestazioni programmabili (P), quelle meno urgenti che hanno un limite fissato a 120 giorni. I tempi di attesa sono cresciuti del 19%, passando da 138 giorni a 164, praticamente un mese in più e sempre più fuori tempo massimo.
Sebbene dietro queste prestazioni non ci sia una forte necessità clinica, attese così lunghe spingono molte persone a rivolgersi al privato. Ovviamente lo fa chi se lo può permettere.
Particolare attenzione va poi data alle prestazioni di controllo, che rappresentano da sole circa metà del totale delle prestazioni erogate.
Nonostante non vi sia un tempo massimo prefissato per queste prestazioni, i tempi di attesa sono aumentati di una settimana, da 63 a 70 giorni (+10%). La situazione più grave è sulle visite differibili (D), con limite di 30 giorni: l’attesa media è salita da 60 a 69 giorni, più del doppio del previsto.
Diamo anche alcune notizie positive. Nonostante un incremento del 13%, il tempo medio di attesa per le prestazioni urgenti (U) rimane sotto il limite massimo previsti dalla normativa (tre giorni), seppur di poco. Questo ci rassicura vista la particolare rilevanza clinica di queste prescrizioni. Rimangono ampiamente sotto il limite massimo anche le prestazioni differibili relative agli esami strumentali, che hanno un massimo di 60 giorni e nel 2026 sono state erogate mediamente in 35 giorni.
I dati forniti rappresentano solo una piccola parte di quelli che abbiamo chiesto. Non dicono, ad esempio, quanti orvietani sono stati mandati in altre strutture della USL (come nella sempreverde Foligno), in quelle della USL Umbria 1 o addirittura fuori regione.
Stiamo ancora esaminando il resto del materiale ricevuto, sulla cui coerenza abbiamo dei dubbi, e ci riserviamo anche di chiedere delle integrazioni per avere un quadro più dettagliato della situazione sanitaria del nostro territorio.
Infine, non abbiamo nulla da eccepire sull’uso del privato convenzionato come strumento aggiuntivo per rispondere ai bisogni dei cittadini. L’importante è che rimanga marginale e, in prospettiva, non metta a rischio la funzione insostituibile della sanità pubblica. Ad oggi, questa condizione è rispettata: dai dati forniti risulta che il privato convenzionato si sia occupato del 6% delle prestazioni erogate a noi orvietani nel 2025 e del 7% nel 2026, valori che possiamo ritenere accettabili.
A fine anno ripeteremo un’analisi analoga per verificare i risultati prodotti dalle recenti assunzioni di medici nel nostro ospedale. Renderemo pubblici i risultati, che ci aspettiamo in miglioramento, perché agli orvietani spetta una sanità pubblica che sia coerente con i suoi bisogni e che arrivi in tempo.




