Da almeno 20 anni, giorno dopo giorno, pezzetto dopo pezzetto, un po’ di Orvieto se ne va lasciandoci sempre più poveri e marginalizzati.
Tutto è avvenuto ed avviene a piccoli passi, nessuno eclatante, ognuno impercettibile alla sensibilità comune, ignorato per ignoranza o per interesse da chi dovrebbe curare lo sviluppo del territorio.
Se si dà uno sguardo all’intero periodo, si capisce che è stato un disastro.
Il termometro della situazione attuale è ben rappresentato dal declino demografico, con nascite in progressivo calo, ma soprattutto con tutti i giovani che se ne vanno per trovare un lavoro che soddisfi le loro legittime aspirazioni dettate da studi intensi ed impegnativi.
Orvieto si è trasformata da punto di riferimento per l’erogazione dei servizi a dormitorio per gli anziani, bella da vedere per i turisti in transito veloce.
A ciò si aggiungano le opportunità del PNRR mal colte e mal gestite dagli interlocutori pubblici dell’orvietano che, come abbiamo già dimostrato, non hanno creato sviluppo economico.
Pensando alla sanità, vengono in mente le due metafore delle rane nel secchio.
Nella prima, la rana si trova in un secchio dove sotto è stato acceso un fuoco e cerca di adattarsi finché non muore bollita.
Nell’altra, altre due si trovano in un secchio pieno di latte da cui non riescono ad uscire; nuotano a lungo, una si lascia andare e affoga, l’altra continua a nuotare finché il latte non si trasforma in burro, a quel punto può saltare fuori e si salva.
Ci chiediamo: quale rana vogliamo essere?
Non c’è alcun dubbio che i nostri politici tutti stiano adottando la prima strategia, ovvero, come la prima rana cercano di adattarsi, ma la fine è segnata. A cosa serve?
Molte persone si comportano come la seconda rana: si arrendono, pagano da soli le cure, si recano in località lontane o rinunciano a curarsi.
Quanti sono quelli che vogliono fare come la terza rana, cioè non arrendersi e lottare fino alla fine?
Nella sanità siamo in un momento critico, in attesa del nuovo piano socio-sanitario regionale; nel frattempo ci hanno tolto quasi tutto, stanno ancora togliendo e indebolendo le poche cose che restano.
Tutto ciò, non per logica ed efficienza organizzativa, ma per sopruso politico, mettendo o lasciando centri di erogazione di servizi a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro e lasciando noi cittadini dell’orvietano distanti 80 Km dai luoghi di cura o nelle mani del privato e costretti a non curarci od a curarci male.
Se i nostri rappresentanti non ci tutelano, cerchiamo di fare di tutto per comportarci come la terza rana.
Basta promesse e “pezze a colori”, pretendiamo i fatti.
ANCHE NOI DI ORVIETO SIAMO IN UMBRIA.



