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  • MCC chiude la trattativa per la vendita di Cassa di Risparmio di Orvieto, ma volano gli stracci con l’Istituto romano.

di PrometeOrvieto

E’ andata come avevamo previsto in tempi non sospetti.

Ora, il vero pericolo è che la Cassa di Risparmio di Orvieto venga inglobata nella maxi-cessione dell’ex Popolare di Bari. Istituzioni e politica locale devono quindi pretendere chiarezza per tutelare l’economia dell’orvietano.

Poche righe nell’afa estiva per chiudere, almeno formalmente, una partita durata oltre un anno e mezzo. Medio Credito Centrale (MCC) ha comunicato la scadenza dei termini ed ha sancito la fine della cessione di CariOrvieto a Banca del Fucino. Un epilogo teso, a cui ha fatto seguito la dura replica dell’Istituto romano: Fucino ritiene che un accordo sui tempi fosse ancora possibile, lamentando la necessità di ulteriori verifiche delle condizioni e riservandosi persino azioni a tutela dei propri diritti nelle sedi competenti.

Uno scontro a distanza che lascia Orvieto, per l’ennesima volta, nella totale incertezza.

Questo scenario era stato da noi previsto nelle considerazioni del 5.11.2025, 23.1.2026 e 13.4.2026, dove non ritenevamo sufficienti le motivazioni fornite a giustificazione del ritardo

I due scenari e l’allarme pacchetto unico

Con la rottura delle trattative, le strade per il futuro di CRO sembrano ridursi a due. La prima è la riapertura del dossier con altri soggetti precedentemente interessati. La seconda opzione, ben più preoccupante per la nostra città, è la vendita all’interno di un pacchetto unico.

MCC è infatti in piena trattativa per cedere BdM Banca (l’ex Popolare di Bari). Il rischio concreto è che CariOrvieto venga fagocitata in questa maxi-operazione, finendo relegata al ruolo di asset secondario, un semplice annesso del più grande istituto pugliese. È un’eventualità che potrebbe essere evidentemente negativa per il territorio.

Il fantasma del passato e l’impatto sull’economia

La nostra comunità non può permettersi ulteriori amnesie, soprattutto alla luce del disastroso impatto della precedente unione proprio con la Popolare di Bari. I dati oggettivi ricordano che quell’operazione ha bruciato circa 150 milioni di euro di risparmi delle famiglie orvietane, costretto alla ricapitalizzazione di CRO e bruciato 50 MILIONI nella Fondazione.

La perdita di un’autonomia decisionale radicata sul territorio si rifletterebbe oggi direttamente sull’economia reale. Senza un centro direzionale attento alle dinamiche locali, i rubinetti del credito alle nostre imprese rischiano di chiudersi, e i risparmi degli orvietani verrebbero convogliati altrove, azzerando le risorse per lo sviluppo del tessuto economico cittadino.

La politica batta un colpo

Davanti al fallimento di questa acquisizione, i prolungati silenzi non sono più tollerabili.

Orvieto deve liberarsi da quella forma di sudditanza e credulità a comunicazioni rassicuranti prive di sostanza che nel passato ha prodotto ingenti danni.

La cittadinanza, le associazioni di categoria e, in primis, la politica locale e regionale devono pretendere risposte ufficiali. Occorre chiedere formalmente a MCC quali siano i nuovi scenari industriali previsti.

Non possiamo restare alla finestra mentre si decide la sorte finanziaria della città. Oggi più che mai abbiamo il diritto di sapere qual è il vero piano per il futuro della nostra Banca.

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